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Giornalismo: lo strano caso di Blasting News

Un confronto finito in un niente.

Il giornalismo italiano sta scendendo rapidamente la scala che porta all’inferno e qualche volta lo fa in modo che definire surreale è riduttivo. Ho fatto una piccola inchiesta, chissà se mi danno 50 euro. Questa frase che metto in testa, forse la capirai in coda, ma è una frase che ha senso. Ecco il perché. 

Ricostruiamo i fatti di una vera tragicommedia sulla quale scapperebbe da ridere se non rappresentasse bene la situazione di un mondo del lavoro, quello del giornalismo, arrivato a raschiare il fondo del barile e impegnato a sprofondare ancora

La storia tra la Svizzera e Londra

Questa è la storia di una società svizzera con sede a Londra fondata da un supermanager di nome Andrea Manfredi e basata in quel di Lugano. Un sito che si chiama Blasting News, una piattaforma di news divisa in canali che vanta, stando ai suoi si dice, undici milioni di lettori al mese (in diversi paesi tra cui l’Italia), e 250 mila contributors, già collaboratori. 

Da molti mesi la società Blasting SA sita in via Frasca a Lugano, pone all’attenzione del pubblico, tramite la sua pagina Linkedin, numerose “offerte di lavoro” per freelance-giornalisti per dar modo di collaborare con il sito. Faccio una specifica: Blasting News non risulta, per assenza del colophon, essere una testata giornalistica registrata su suolo italiano. 

Eppure in un fluorilegio di annunci, scritti in modo davvero ammaliante, si attirano gli occhi di molti giornalisti in base a dichiarazioni del tipo che vedi qui sotto. Metto gli screenshot catturati qualche ora fa su Linkedin per farti vedere di che meraviglia sto parlando. 

La storia del giornalismo

“La storia del giornalismo fatto dalle persone, per le persone”: queste le rimbombanti parole con cui Blasting News si descrive. Il meglio viene più giù, lungo le righe grondanti democrazia di questa pseudo-testata. 

Blasting News: compensi da paura per il nuovo giornalismo

Il compenso per i prodi articolisti si basa sul numero di lettori effettivi dell’articolo e sulla loro qualità. Cioè a Blasting News prima di pagarti vogliono anche sapere se i tuoi lettori arrivano dai social e quindi hai svolto anche, da bravo, la tua buona attività da social media manager de noantri senza essere pagato per questo. Poi la sparata finale: “In generale, il compenso può arrivare fino a 150 euro ad articolo”. Ammazza, qui mi viene voglia di scrivere per l’ineffabile Blasting News. Poi si parla di schema completo dei compensi che effettivamente c’è. Ho provato a simulare un articolo visto da 1000 lettori e da altri 1000 che arrivano dai social. Guarda sotto che cosa ho scoperto. Guadagnerò cifre importanti a scrivere per BN. 

Peccato ci debba pagare le tasse, ma mi aspettano magnifiche sorti e progressive, partendo da questi cifroni. 

Quanto è bello essere un Blaster

Ebbene Blasting News, con uffici dell’editorial staff a Londra e sede a Lugano, continua la sua ascesa nell’empireo delle pseudo-testate di quel giornalismo fatto per le persone dalle persone. Un giornalismo nel quale i pagamenti vengono giudicati da un algoritmo e da quattro click e ti saluto al mestiere, alla professionalità alle regole. Insomma, lo dice la stessa Blasting News che può fare a meno dei giornalisti che chiama affettuosamente “Blaster”. Spippolando su Internet, ben fiero di poter mirare ai miei 50 euro (poi ti spiego, non temere), trovo che questi annunci sono in giro da anni e che non si sa se Blasting abbia una registrazione di testata in un tribunale italiano. Ah, poi scopro che Blasting vuol dire sabbiatura oppure dirompente, distruttivo. Cominciano a venirmi in mente delle strane idee. 

L’improvvida entrata dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

Comunque continuo a osservare la situazione finché vengo travolto da una newsletter nientemeno che dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, a firma del suo Presidente Alessandro Galimberti. 

Nella prima parte, ossequiando ai doveri dell’Ordine di vigilare sull’accesso all’informazione, sulla deontologia e sulle regole del presente e del futuro del giornalismo, la newsletter, più letter che news, recita così:

La professione giornalistica non è un contest in cui vince chi ha più like e neppure una riffa regolata da un algoritmo oscuro, ma è invece un’attività normata dalla legge che risponde solo ai valori della Costituzione e alla deontologia professionale e che deve essere remunerata secondo tali criteri. Con questa motivazione ho invitato i giornalisti responsabili del sito/piattaforma Blasting News a modificare le condizioni contrattuali e i metodi di pagamento dei contributi giornalistici pubblicati dalla testata, registrata al Tribunale di Milano e con sede legale a Lugano (Ch)”. 

La testata registrata esiste. Sono sollevato, ma…

Ah, quindi una testata registrata c’è, ma non risulta dal colophon come dovrebbe. Mi sento sollevato che il mio ordine sia andato a casa dei “giornalisti responsabili del sito/piattaforma” a modificare le condizioni contrattuali che vigono. Beh, penso, il mio Ordine c’è e si fa sentire. 

Poi continuo la lettura e mi cascano le braccia e alcune altre terminazioni che non si possono scrivere. Però prima il Presidente rincara la dose facendomi esultare ancora un attimo:

“Questo comunque non esclude la possibilità di riconoscere un eventuale premio di risultato, “ma solo come parte accessoria, eventuale e complementare della remunerazione di base concordata preventivamente. Un compenso legato ai soli “click” è invece contrario ai principi dell’ordinamento giuridico, a quelli della deontologia professionale e anche della dignità del lavoro e, prima ancora, della dignità umana”.

Bene, fino a qui.

La seconda parte dell’improvvida newsletter

Si poteva chiudere così, ma, ahimè, l’improvvido presidente va oltre, usando la newsletter dell’Ordine dei giornalisti Lombardo che ha una platea di 25 mila persone per farsi un clamoroso autogol e far venire la bava alla bocca a migliaia di giornalisti che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Leggi cosa scrive la nota del Presidente. Te lo chiarisco prima. Riferisce parole di un’imprecisata nota di Blasting News che non porta autore delle stesse, non è riferita ad alcun umano su questa terra. 

Ecco cosa dice la nota di Blasting News strambamente trasformata in parole avvallate dall’Ordine che le appoggia su un organo ufficiale di informazione come la sua newsletter:

l modello di Blasting News è legato agli introiti generati dalla pubblicità (molto bassi soprattutto perché la maggior parte rimangono nelle mani dei colossi tech) – recita una nota di Blasting News – e ha permesso in questi otto anni di condividere con centinaia di autori il denaro generato da questo sistema. Il nostro algoritmo è trasparente e valuta il traffico non in base ai click o ai like ma in base alle letture effettive degli articoli. Dopo aver discusso con il presidente dell’Odg lombardo, Alessandro Galimberti, abbiamo deciso di creare Blasting News 4 Journalism (BN4J) un nuovo programma aperto a tutti i giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’Odg che prevede un pagamento minimo garantito per articoli esclusivi, selezionati e approvati dalla redazione di Blasting News Italia.

Gli articoli devono essere presentati attraverso un pitch dettagliato: se accettati verranno pagati un minimo garantito di 50 euro, molto di più degli standard di un mercato in cui alcuni grandi media pagano poco più di 5 euro ad articolo e attorno alle 50 euro una giornata intera di lavoro. BN4J è un programma limitato a uno specifico tipo di contenuti esclusivi di alta qualità (per esempio inchieste e approfondimenti) che si aggiunge al nostro modello tradizionale legato al traffico che rimane e rimarrà il modello principale della piattaforma. Tutti i dettagli di BN4J saranno pubblicati nei prossimi giorni sul sito di Blasting News

Miro convinto ai 50 euro

Hai capito perché parlo dei mitici 50 euro? Forse con questo articolo me li guadagno. Mi verrebbe proprio voglia di pubblicarlo su Blasting News. Sai, Blasting News è proprio un bel sito che non ha home ne criterio giornalistico nella scelta delle notizie e se vuoi leggere un pezzo ti devi registrare e quindi regalare tutti i tuoi daterelli al server londinese che ha dentro quell’algoritmo che paga i prodi giornalisti “fino a 150 euri”. 

Dal pitch alla paga oraria: il nuovo giornalismo

Però torniamo al mitico programma BN4J che ha un nome come quello del virus della prossima pandemia. Faccio un rapido conto. Allora, per fare il pitch della proposta ci metto a dir poco due ore. “Dettagliato” eh, mi raccomando. Il pitch, se non lo sai, è una presentazione dettagliata del progetto che hai, specialmente se sei uno startupper. Notoriamente noi giornalisti siamo startupper che presentano un’inchiesta in 30 secondi, vero? Mi viene da dire che i giornalisti possono stare giorni a preparare un pitch, specialmente di un’inchiesta.

Poi devo pregare che qualcuno a Londra sappia leggere l’italiano per capire il mio lavoro di articolista che fa “contenuti esclusivi di alta qualità” come per esempio “inchieste e approfondimenti”. Beh per fare un’inchiesta ci metto 10 giorni che sono tipo 70 ore di lavoro di un giornalista. Se aggiungo le 2 ore che ho impiegato a preparare il pitch (tra l’altro ma pitch de che? Se ti do la notizia te la scrivo, non sono proprio così pirla…) fanno 72 ore. Già, facciamo che ci metto anche due ore di imprevisti, per essere buono. Io mediamente faccio un’inchiesta in 74 ore lavorative. Fa lo straordinario onorario di 0,67 euro lordi all’ora. Se ci tolgo il 23% di tasse e il 10% di Inpgi, allora il totale viene 0,45 euro orari. Un cifrone. Naturalmente il 4% di contributo Inpgi a carico del datore di lavoro, chissà chi lo paga…

Una grande nulla che lascia tanta tristezza

Ok, mi fermo qui. Anzi, no: perché, lo riscrivo, il progetto con il nome di un virus “si aggiunge al nostro modello tradizionale legato al traffico che rimane e rimarrà il modello principale della piattaforma”. Quindi faccio la morale: l’Ordine combatte strenuamente (ma stranamente non fa le stesse battaglie contro le testate italiane che fanno anche di peggio) il pagamento a colpi di click di una testata che parla apertamente di “giornalismo fatto dalle persone” e quindi non dai giornalisti.

Poi fa di più: riferisce in un organo ufficiale di aver chiamato e bacchettato i giornalisti responsabili al fine di cambiare le condizioni contrattuali. Infine il numero da foche ammaestrate del circo. Mette nel suo organo ufficiale, la newsletter, una nota acefala di Blasting News che riferisce che si lancia un progetto che verrà illustrato nei prossimi giorni (ma a oggi non c’è traccia sul sito di Blasting News) che pagherà pezzi esclusivi poco più di un euretto all’ora. La chiusura arriva poi col botto che conferma che l’algoritmo che paga i contributori rimane intatto e resta la principale condizione contrattuale. 

Caro lettore, di cosa ti ho parlato allora? Di niente… 

Questo Ordine dei Giornalisti della Lombardia non è il mio ordine, non parla in mio nome, non rappresenta la professione, non la difende, non la regola e stende un tappetino rosso a una società straniera che si fa beffe di tutte le regole  che l’Ordine stesso dovrebbe salvaguardare. 

Ultima domanda: mi sono meritato i 50 euri? Questo è il giornalismo, bellezza!