Professionalità

Il giornalismo di domani è della voce

Il giornalismo è un mestieraccio, direbbero i più.

Di giornalismo non si campa, la crisi di soldi, di identità, di prospettive, riduce i più alla fame. Questo sito lo racconta. Eppure non c’è mai stata un’epoca così densa di opportunità per fare i produttori di contenuti di informazione. Di ogni tipo d’informazione. In queste ore, per esempio, soffia forte il vento del rinnovamento nel campo dell’audio e dei “social audio“. Un campo che avrà bisogno di giornalisti. Per capire e per far capire, per raccontare e valorizzare. Usando i criteri e i principi del giornalismo su ogni tipo di piattaforma e per ogni tipo di committente. Ormai tutto è media. Ok, anche i giornalisti se ne devono accorgere.

Da Clubhouse a Twitter

Questi primi mesi del 2021 sono stati i mesi dell’esplosione dei social network a base audio e della maturità del mondo dei podcast. In Italia abbiamo vissuto l’esplosione di Clubhouse omologandolo presto al nostro modo di fare, quello (mortifero) del separare i fatti dalle opinioni e sparare solo le seconde. Così il buon Clubhouse, social basato sulla possibilità di aprire delle stanze audio per chiacchierare dei più svariati temi, ha fatto quella che mia nonna definiva “una furia francese con ritirata spagnola”. A febbraio 2021 non si parlava d’altro, ad aprile Clubhouse è cascato nell’oblio e sembra già un ricordo. Oltretutto si sono mossi i big. Telegram ha aperto ai canali la possibilità di fare delle stanze audio, Facebook è in arrivo. Twitter è già arrivato. Parlando di quest’ultimo, le sue stanze si chiamano Spaces e possono avere fino a 11 speaker e illimitati ascoltatori, fra quelli che ti seguono e quelli che non ti seguono. Saranno disponibili a tutti entro un mese. Però, c’è un però.

A guardar bene si scoprono mondi

Nel tempo dell’eterno presente e nel tempo in cui tutto viene triturato, se si gratta sotto la crosta della velocità si scopre che il mondo dei social audio è un mondo che è “here to stay”, qui per restare. E ha bisogno di giornalisti, di tanti giornalisti. Ecco il perché: le stanze in cui si parla nei social audio si sono popolate del solito rutilante circo di opinionisti, professionisti del marketing e dei social, una varia umanità che, per campare, dice cose. Clubhouse è diventato il bar sport e sono ben pochi i produttori di contenuti che si sono affacciati ai social della voce con l’idea di immettere vero valore nel nuovo mezzo. Eppure l’audio lo permetterebbe, il meccanismo molto democratico delle relazioni sincrone su questo tipo di social anche.

I social audio, nel frattempo, sono diventati decine (uno dei più interessanti è Dive) e stanno evolvendo con rapidità. Parlare di giornalismo e social audio è un esercizio che fa scoprire dei mondi. Parlo della possibilità di creare vere e proprie nuove figure professionali del giornalismo come quella del moderatore audio o del progettista di contenuti per social audio. Insomma, il giornalismo di domani è della voce e per sfruttare questa opportunità devi formarti e saperla utilizzare.

Dai social audio ai podcast e ritorno

La bravissima Veronica Gentili, punto di riferimento italiano dell’uso professionale di Facebook, ha girato a tutti la notizia che Facebook si prepara a invadere il mercato degli audio (integrando i podcast) e dei social audio (mettendo la possibilità di creare delle room audio come il già citato Twitter. La cosa è simbolica e ti farà, probabilmente, pensare alla stretta vicinanza tra il fenomeno dei social audio e quello, ormai giunto a maturazione, dei podcast. Il passaggio dai social audio ai podcast e viceversa è molto naturale e porta nuove indubbie possibilità professionali per i protagonisti del giornalismo, anche e soprattutto se interpreti della libera professione.

Ok, ma perché giornalisti per il mondo del podcasting e dei social audio?

Perché i giornalisti raccontano, sanno trovare notizie, sanno mediare, interagire, discutere e informare. Sono i mediatori della realtà di cui abbiamo un dannato bisogno proprio nel mondo della post-verità. Farlo con la voce può essere considerato un modo naturale e immediato di interpretare la realtà, funzione centrale del giornalismo di ogni tempo. Potrebbero essere utili per i giornali, per le testate, per i media. Ok, ma anche per le aziende, gli studi professionali, le attività, gli enti, le istituzioni pubbliche. Non credi?

Il giornalismo si muove eccome

Per i professionisti del giornalismo, anche quelli non inseriti nel circuito mainstream dei media tradizionali, ci sono mondi interi da scoprire dentro le parole “podcast” e “social audio”, ma ci vuole una professionalità e ci vuole conoscenza, necessità che il mondo del giornalismo sta cominciando ad avere. Per questo GO ti segnala un corso in particolare, quello di mobile podcasting, che è stato organizzato dall’Ordine Regionale dei Giornalisti della Toscana in collaborazione con la Fondazione dello stesso ordine. Sarà online il 22 maggio 2021 dalle 10 alle 12 e ti puoi iscrivere qui. Ecco qui l’articolo di presentazione del sito dell’Ordine toscano. Poter coniugare la professionalità del giornalista alle nuove piattaforme di interazione sociale è uno degli imperativi per avere futuro in questa professione.

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